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Comune di Alghero

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La città di Alghero

Un antico borgo catalano sul mare, un'infinità di colori e paesaggi, sole e temperature miti tutto l'anno, storie e leggende di antiche civiltà, il suono dell'antica lingua catalana, il fascino della vela, l'avventura degli sport più estremi.
E ancora sentierismo, cicloescursionismo, trekking, le tradizioni dei sapori antichi rivisitati da gusti contemporanei.
E poi il mare: anima della città.

Quando si passeggia per Alghero, sulle sue secolari mura, tra le sue caratteristiche stradine acciottolate si percepisce quel fascino tutto particolare che solo le città di mare sanno avere.
Un mare sempre presente nel paesaggio e sempre a portata di mano, un porto turistico dove accanto ai grandi yacht si alternano i colori delle caratteristiche imbarcazioni per la pesca locale e tra le forme e i colori della storia un'infinità di spazi relax dove concedervi pause rigeneranti.

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La Città Antica, la storia di una città fortezza


"Là dalla riva, questa città chiusa da rampari mostra, dal basso delle sue mura, rocche gotiche, campanili, cupole, i bastioni di una cittadella e i tetti delle case bianche (...) e il mio spirito se ne torna dolcemente a Barcellona" (G.C. Vuiller, Les Iles oubliés)
Tra le vie acciottolate del centro storico, nelle facciate dei palazzi, fra le bifore e i portali murati, si cela la storia, l'immagine, l'identità di Alghero: ed è subito Catalogna. È Catalogna nei particolari architettonici e urbanistici, nella parlata catalana dei suoi abitanti espressione di un sentimento di appartenenza e comunanza con la madrepatria, tutt'ora vivo e vitale. La stessa lingua parlano le mura della città, le architetture, i segni delle sue chiese e dei suoi più antichi palazzi.
Fortificata dalla famiglia genovese dei Doria nel 1102 per rendere più sicuri i suoi possedimenti della Sardegna nord-occidentale, Alghero diventa da subito oggetto di sogni di conquista. La repubblica di Pisa, per prima, tentò di sottrarre ai genovesi la piazzaforte di Alghero. Ci riuscì nel 1283 ma già nel 1284 Alghero è nuovamente genovese. Tra le mura e le strade del borgo, sono pochi i segni visibili del periodo doriano perché tutto ne l'Alguer Vella (la città vecchia), come ancora oggi la chiamano i suoi abitanti, ci rimanda ad un'altra storia...
Era il 15 giugno del 1354 quando il Re d'Aragona Pietro IV il Cerimonioso si presenta nella rada di Alghero con più di 90 galere. Dopo mesi di estenuante assedio, Alghero diventa catalana. Espulsi gli abitanti originari, la città venne ripopolata con genti provenienti dalla penisola iberica: inizia così la lunga storia (XIV- XVIII) catalana di Alghero. Una storia che si scrive intorno alle sue mura diventando da subito la storia di una Città Fortezza. Riparo forte e sicuro del nord Sardegna la roccaforte di Alghero rappresentava per la Corona catalano-aragonese la chiave di comunicazione dell'Isola con la Catalogna e come tale non poteva essere perduta: le sue mura dovevano essere difese, rafforzate e custodite con cura. Per questo motivo diverse disposizioni regolavano l'accesso e il soggiorno dei Sardi e degli stranieri all'interno delle mura cittadine. Tra queste il divieto, per chi non fosse catalano, di trascorrervi la notte. Nel 1362 Pietro IV disponeva che l'apertura e chiusura delle porte in città fosse affidata ad un Vicario e ad un Consigliere. L'ingresso a l'Alguer avveniva attraverso due Porte, Portal Reial (l'attuale Porta Terra) e Porta a Mare (l'attuale Porto Salve). Sempre al centro delle attenzioni dei diversi sovrani, sul finire del 1400 Ferdinando II il Cattolico ordina di "dare altra forma" alle strutture difensive per garantire una maggiore protezione della città. Custodita gelosamente dalle sue inespugnabili mura Alghero, si caratterizzava sempre più come un'isola catalana nell'isola di Sardegna.
E ancora oggi, nonostante la loro parziale demolizione, le mura continuano ad essere un luogo forte, emblematico dell'identità del popolo algherese. Ed è qui tra le mura ed il mare che si legge l'anima della città.
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Le grotte di Nettuno


Nel cuore del promontorio di Capo Caccia si aprono gli scenari fiabeschi del mondo sotterraneo della Grotta di Nettuno.

Gioiello naturale tra i più affascinanti di tutto il bacino Mediterraneo, la grotta è una vera e propria meraviglia geologica che richiama ogni anno più di 150 mila visitatori.
È accessibile via mare con il servizio della Linea Grotte in partenza dal porto turistico o via terra percorrendo la “Escala del Cabirol” (scala del capriolo), una scala a rampe di circa 660 scalini “scavata” sul costone del promontorio
L’itinerario turistico inizia nella grande sala che ospita le trasparentissime acque del Lago Lamarmora uno tra i più grandi laghi salati d’Europa
È qui che si erge l’Acquasantiera, una monumentale stalagmite alta circa due metri, che ospita sulla sua sommità alcune vaschette dove si raccoglie poca acqua piovana offrendo una fonte preziosa di abbeveramento per gli uccelli che nidificano nella zona del Capo.
Dopo una breve discesa si raggiunge la Sala delle Rovine e dopo questa la maestosa Reggia che ospita lo scenario più suggestivo di tutta la Grotta. Suggestivi e imponenti colonnati si ergono in questa sala quasi a reggerne il soffitto.
Tra grandi colate e festoni calcitici spicca la caratteristica formazione stalagmitica chiamata Albero di Natale. Il lago termina con una spiaggetta sabbiosa chiamata Spiaggia dei Ciottolini perché un tempo era interamente formata di sassolini.
Dopo la Reggia si incontra la Sala Smith dove si erge il Grande Organo, la più grande colonna dell’intera Grotta. Questa sala deve il suo nome al capitano inglese che agli inizi dell’800 fu uno dei primi esploratori della Grotta.
Dopo aver ammirato le piccole colonnine che adornano la Sala delle Trine e dei Merletti, il percorso termina con la visita della Tribuna della Musica, un suggestivo balcone dal quale si può godere la vista dall’alto della zona della Reggia e del Lago Lamarmora.

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